Napoli sorge sul golfo che va da punta Campanella alla collina di Posillipo e che copre un arco di settanta chilometri.
Avvicinandosi dal mare la città si offre come un’immensa arena e da di se uno stupendo spettacolo di bellezza. Tante sono le leggende sulla fondazione di Napoli, al centro di tutte c'è quella sulla sirena Partenope. Le sirene, partite dalle terre dell’Acheloo, approdarono sull’isola di Capri e ne fecero la propria dimora, predicendo a tutti i viandanti il loro futuro, ed ammaliandoli.
Infatti, Omero nella sua Odissea ci narra dell’avventura di Ulisse, delle sirene e del loro dolcissimo canto; col passare del tempo le sirene divennero tre e a loro furono attribuiti nomi indicativi della bellezza, del canto e della castità.
Esse però, dopo lo smacco subito da parte di Ulisse, disperate e sconfitte si gettarono in mare e Partenope andò a morire sulle coste del golfo Cumano, dove oggi sorge Castel dell'Ovo, e quel luogo prese il nome di Partenope.
Secondo una versione meno leggendaria, Partenope sarebbe stata invece una bellissima fanciulla, figlia del condottiero greco Eumelo Falevo partito alla volta della costa campana, per fondarvi una colonia; ma una tempesta colpì la nave, provocando la morte di Partenope, in tributo alla quale fu dato il nome alla nascente città.
Dalle informazioni storiche, in effetti, si sa che coloni greci si insediarono dapprima nell'isola di Ischia (IX secolo a.C.), per trasferirsi poi a Cuma e, solo nel VI secolo a.C., fondare la città di Partenope sull'isola di Megaride. Si trattava più che altro di uno scalo commerciale per mantenere i contatti con la madre patria, che, in un secondo momento, si espanse sul vicino Monte Echia (Pizzofalcone), assumendo la struttura di un piccolo centro urbano.
Verso il 680 A.C. Partenope era divenuta florida e bella, grazie ai suoi luoghi ameni, all’abbondanza di terreni ed alla loro ricchezza, questo però, provocò invidia presso i Cumani che la distrussero. Inoltre, una tremenda pestilenza rese invivibile Cuma ed i cumani si trasferirono in Partenope, riedificandola e cambiandole nome in Napoli.
Si ebbero, così, due città, una vecchia chiamata Palepoli ed una nuova chiamata Napoli, come testimonia Tito Livio quando scrive:
Palepoli ai tempi suoi trovarsi al di là di Napoli, ma non a molta distanza, ed essere gli abitatori delle due città un solo popolo, e tutti originarsi da Cuma.