Mura in tufo, risalenti al V secolo a.C., che
delimitassero la città, furono già erette dai greci e
vennero rinforzate nel secolo successivo. È possibile
ricostruire il nucleo della Napoli greca, racchiusa da
una cinta muraria che si estendeva da nord lungo
l'attuale via Foria e piazza Cavour, piegando ad est
lungo l'attuale via San Giovanni a Carbonara fino al
mare; ad ovest, seguivano l'andamento di piazza Calenda,
della collina di Monterone e dell'attuale via
Mezzocannone.
Allo stabilirsi in città di numerosi coloni greci, la
popolazione crebbe sino a trentamila abitanti e oltre
all'acropoli sorse ben presto l'agorà, la piazza
principale, centro del governo e della vita pubblica
cittadina, che si apriva dove oggi è piazza San Gaetano,
secondo quanto è stato rilevato dagli scavi sottostanti
la chiesa di San Lorenzo Maggiore.
Qui sorgeva anche l'archeion, l'equivalente della
basilica romana, ove si esercitava la magistratura e si
custodivano i documenti e il tesoro dello Stato.
L'impianto urbanistico sembra essere stato costituito
secondo lo schema detto ippodameo da Ippodamo di Mileto,
un famoso architetto cui si attribuiscono i progetti
urbanistici delle città di Atene, di Rodi e di Thurii:
una città quadrata con un lato di circa 2.500 piedi
(circa 700 metri), strutturata su tre strade principali,
larghe circa sei metri, indirizzate da est a ovest e
parallele fra di loro, dette plateai, corrispondenti ai
decumani romani - individuabili nelle odierne via
Anticaglia, via Tribunali e via San Biagio dei Librai -
intersecate ortogonalmente da diciotto stenopoi, strade
indirizzate da nord a sud, larghe circa tre metri, che
corrispondono ai cardi romani. Le strade erano
lastricate in pietra vesuviana e nei quadrivi erano
scavati pozzi d'acqua a uso delle necessità pubbliche.
I sepolcri sorgevano fuori le mura: sono stati
individuati sulla collina di Santa Teresa, a Castel
Capuano, ai Santi Apostoli, a San Giovanni a Carbonara,
fra Castel Nuovo e via Verdi, sotto via Medina.
I vasi portati alla luce durante gli scavi sono di
fattura cumana e testimoniano l'assenza, a Napoli, di
una scuola artistica originale. Anche l'ippodromo e lo
stadio dovevano situarsi in un'area fuori della cinta
muraria: il primo fra San Giovanni a Mare e l'Egiziaca a
Forcella, il secondo tra piazza Nicola Amore e
Sant'Agostino alla Zecca, mentre è ancora oggetto di
dibattito l'esatta collocazione del porto cittadino.